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February 24, 2010

Green Peace // Green Police

Filed under: italiano — translationcollective @ 1:13 am

Questo comunicato proviene da una sezione del Black Bloc che ha partecipato al corteo verso il Bella Centre nelle proteste di Sabato contro il vertice COP-15 dell’ONU. Subito dopo l’uscita di questo comunicato le vetrine dell’Ufficio di cambio danese e del Ministero degli Esteri sono state distrutte. Quando la polizia ha tentato gli arresti, al Black Bloc è stato fisicamente impedito, da alcuni membri del Climate Justice Action, di unirsi allo spezzone “System Change not Climate Change”. Ora che il COP15 è finito, il dibattito sul ruolo dei servizi d’ordine interni e del codice della “nonviolenza” del Climate Justice Action è appena cominciato tra i movimenti autonomi europei.

GREENPEACE/GREENPOLICE

Tra le migliaia di persone che vogliono salvare il mondo, stiamo marciando insieme verso il Bella Centre, ma qualcosa non va. Gli slogan sembrano troppo familiari. “Il senso comune e le nuove teconologie devono andare di pari passo”. Non l’abbiamo letto nelle pubblicità in tutta la città? Tutti stanno ricoprendo il loro ruolo in questo summit, proprio come in un film. E ci sono anche differenti versioni dello stesso spettacolo, distinte principalmente dai loro budgets. L’edificio del Klimaforum appare come un ibrido tra una stazione spaziale e un museo d’arte contemporanea. In mezzo ai graffiti, alle droghe e alla musica reggae di Christiania, il sogno più economico ma più divertente. Dentro il perfettamnente sterile e opulento Bella Centre, le ONG stanno lavorando duramente con i delegati sul trattato che ci salverà tutti quanti. Fuori, le stesse facce ci dicono attraverso gli altoparlanti di applicare una “politica di pressione” per influenzare i negoziati.

Sembra esserci una logica comune tra i delegati governativi, le ONG che controllano il corteo e pure gli ecologisti radicali: noi stiamo salvando l’umanità tutti insieme. Chi non vorrebbe combattere per questo? E anche se non lo volessi, avresti forse una scelta? Nessuno sembra avere il tempo per prendersi una pausa e pensare cosa si suppone dovremmo salvare, cosa significa umanità. Cosa implica avere fede nell’esistenza di una singola unità politica che ci lega tutti quanti? Nel mondo unito e pacificato immaginato a Copenhagen, la politica diventa obsoleta. Che si fa se una mobilitazione di un’intera città e anche le proteste non sono altro che un’immensa operazione di mantenimento della pace sociale?

In tempi di guerra, c’è un invito alla sottomissione dietro ogni chiamata all’unità. Tutti sono d’accordo nel dire che il capitalismo è in crisi e che le precedenti forme di gestione non saranno sufficienti. Questo vertice potrebbe essere già il più evidente segno della forma della gestione che verrà dove il contributo di ognuno è obbligatorio. Questo passo potrebbe essere descritto come un esperimento sociale. Un utopico tentativo di produrre una vita interamente controllata, un’esistenza totalmente calcolabile facendoci dimenticare che alcune lotte non possono essere ridotte a giochi di potere, che qualche volta gli affetti valgono di più della semplice economia. Quest’eccesso vitale non può essere descritto ma può solamente essere vissuto. Quello che può essere descritto, invece, è come funziona quest’operazione: la nostra vita è prima frammentata in innumerevoli parti e pezzi quantificabili e quindi rivendutaci come la realtà: “una speranza nella bottiglia”.

L’entusiasmo con cui tutte le parti politiche sono state convertite all’ecologia ci spiega la vera natura di questa nuova religione universale verde. Dal cuore del Bella Centre ai più appassionati attivisti, al di là di tutte le differenze di tono, si può ascoltare la singola e unica chiamata alla nostra sottomissione. Sacrificare tutto ciò per cui vale la pena vivere in nome della vita stessa. Modellare il presente per salvare il futuro. Controllare i nostri desideri, e soprattutto, non disturbare i delicati equilibri. L’ecologia presuppone la stessa concezione dell’esistenza che caratterizza la polizia: il pericolo è ovunque, e prima di tutto, in noi stessi.

Quando il successo di un summit dipende dalla partecipazione delle popolazioni di ogni città,

DOVE PENSATE CHE DOVREMMO ANDARE?

E se la polizia, in ogni sua forma, è la nuova essenza della politica globale,

COSA PENSATE CHE DOVREMMO FARE?

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Green Peace // Green Police [en]

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