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February 27, 2010

20 Tesi sulla sovversione della metropoli

Filed under: italiano,original — translationcollective @ 7:43 pm

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Tesi 1

Definiamo metropoli quell’insieme compatto di territori e di dispositivi eterogenei attraversato in ogni punto da una sintesi disgiuntiva; non vi è alcun punto della metropoli, infatti, in cui allo stesso tempo non sia diano potenzialmente comando e resistenza, dominio e sabotaggio. Un processo antagonistico tra due parti, la cui relazione consiste nell’inimicizia, innerva totalmente la metropoli. Da un lato essa consiste, fedele alla sua etimologia, nell’esercizio di un comando che si irradia su tutti gli altri territori – per questo ovunque vi è della metropoli. Essa è lo spazio in cui e da cui l’intensità e la concentrazione dei dispositivi dell’oppressione, dello sfruttamento e del dominio si esprimono al loro massimo grado ed estensione. Nella metropoli collassano e finiscono la città e la campagna, la modernità e le seconde nature. Nella metropoli l’industria, la comunicazione e lo spettacolo fanno un tutt’uno produttivo, laddove al governo è demandato il compito di connettere e controllare la cooperazione sociale che ne è alla base per poi poterne estrarne plusvalore attraverso gli apparati biopolitici. Dall’altro lato, essa è l’insieme dei territori in cui una eterogeneità di forze sovversive – singolari, comuni, collettive – riesce a esprimere il livello tendenzialmente più organizzato e orizzontale di antagonismo al comando. Non vi sono luoghi e non-luoghi nella metropoli: vi sono territori occupati militarmente dalle forze imperiali, territori controllati dal biopotere e territori che entrano in resistenza. A volte, molto spesso, accade che queste tre tipologie di territorio si attraversino l’un l’altro, altre volte che l’ultimo si separi dagli altre due e altre ancora che esso entri in guerra contro di loro. La banlieue è emblematica di questo “terzo” territorio: ma se vi è ovunque della metropoli, è anche vero che ovunque vi è della banlieue.
Nell’estensione metropolitana della vita comune vive l’intensità dell’immaginazione rivoluzionaria del comunismo che viene.

Tesi 2

Nelle lotte metropolitane lo sciopero biopolitico definisce l’articolazione principale della strategia di attacco che le forme-di-vita irriconciliate portano verso la metropoli del comando. Il rifiuto del lavoro oggi non può essere altro che rifiuto di cedere pezzi di vita, frammenti di affetti e brandelli di sapere al capitalismo cibernetico. Lotta al capitalismo oggi è direttamente sottrazione dei corpi allo sfruttamento e attacco alla rendita, guerriglia contro la gentrificazione e appropriazione violenta del comune, sabotaggio dei dispositivi di controllo e destabilizzazione della rappresentanza politica e sociale. Ma anche, altrettanto direttamente, sperimentazione selvaggia dentro le forme-di-vita, liberazione degli affetti, costruzione di comuni, inoculazione di felicità e dinamica espansiva dei desideri. Così come sono i corpi – tanto in quanto singolarità che in quanto popolazione – ad essere il bersaglio della polizia biopolitica e dello sfruttamento, così è solo a partire dalla singolarità dei corpi che comincia ogni sciopero umano, biopolitico, psichico, generale, contro la metropoli: è nella singolarità in quanto forma-di-vita che dimora quell’Ingovernabile che resiste al biopotere. La manifestazione femminista del 24 novembre, la piazza italiana più radicale in questo 2007, ne è stata una magnifica espressione.

L’iniziativa capitalistica può essere anticipata, a patto che al rifiuto diffuso singolarmente si accompagni la decisione di costruire una organizzazione metropolitana delle autonomie capace di portare le forme-di-vita ribelli a farsi moltitudini insorgenti. Quando le singolarità insorgono in quanto corpo comune, l’Ingovernabile può divenire processo rivoluzionario.

Tesi 3

La tattica del blocco è essenziale alla effettività dello sciopero biopolitico quando questo si fa realmente metropolitano, ovvero quando eccede le specificità e si estende ovunque come paralisi del controllo, blocco della circolazione, viralità delle controcondotte, sospensione della produzione e della riproduzione, interruzione della fabbrica della comunicazione. In una parola: impedimento del normale corso della valorizzazione capitalistica. I blocchi sono ciò attraverso cui è possibile riconoscere il farsi della generalizzazione dello sciopero biopolitico. I piqueteros di Buenos Aires e l’insorgenza in Francia contro il CPE, ne hanno evidenziato la forza e la capacità di organizzazione. I blocchi sono i segni materiali della secessione dal capitale e dal biopotere. Ogni blocco metropolitano libera altre strade, altri passaggi, altre vite: il blocco metropolitano è necessario alla costruzione e alla difesa dell’esodo.

Tesi 4

Il sabotaggio risponde alla necessità di unificare la destabilizzazione del governo alla destrutturazione del comando e così rafforzare i blocchi metropolitani. Esso interviene a diversi livelli nella vita della metropoli: da quello anonimo del singolo che rallenta i ritmi di produzione-circolazione del valore fino all’intervento puntuale e devastante dentro un conflitto dichiarato. Nel primo caso esso è comportamento spontaneo, diffuso, contro il lavoro, nel secondo è intelligenza della sovversione che interrompe diagonalmente la mediazione del conflitto nella governamentalità. La scienza sovversiva della metropoli si definisce dunque anche come scienza del sabotaggio.

Tesi 5

Sciopero biopolitico, sabotaggio e blocco quando convergono tra di loro creano i presupposti della rivolta metropolitana. L’insurrezione metropolitana diviene possibile quando il concatenamento delle lotte specifiche e l’accumulazione delle rivolte si fa strategia complessiva che investe (o travolge…) territori, esistenze, macchine e dispositivi.

Tesi 6

I centri sociali, gli spazi liberati, le case e i territori comunizzati, dovrebbero oggi essere sottoposti alla critica politica della moltitudine e trasformati in delle nuove Società di Mutuo Soccorso. Come avvenne tra il XVIII e il XIX secolo, queste aggregazioni territoriali non solo potrebbero provvedere alla solidarietà tra le singolarità, alla mutualità tra forme-di-vita e all’organizzazione delle lotte specifiche e generali, ma anche alla tessitura della coscienza delle singolarità e delle comunità in quanto comunemente oppresse e sfruttate. Il comune, in quanto atto politico, nasce quindi come processo in cui l’amicizia e la mutualità tra tutti coloro che sono spossessati si trasforma in una comune delle resistenze. Oggi, ogni spazio socializzato può divenire quel luogo in cui delle intensità ribelli si condensano in organizzazione autonoma nella e contro la metropoli. Precari, lavoratori, gay, studenti, donne, lesbiche, insegnanti, migranti, queer, bambini, singolarità qualunque devono poter fare riferimento a questi spazi per creare forme-di-vita rivoluzionarie e organizzarsi in modo che siano inattaccabili dalla polizia biopolitica. Elementi di comune – come le casse di mutuo soccorso, i saperi minori, le abitazioni condivise, gli orti e i giardini comunitari, gli strumenti autonomi di produzione e riproduzione, le passioni e gli affetti – vanno dunque recuperati, inventati, costruiti e messi a disposizione di tutti coloro che decidono di entrare in resistenza, in sciopero, in rivolta. L’insieme di tutti questi elementi costituirà, territorio per territorio, la Comune del XXI secolo.

Tesi 7

L’unica sicurezza a cui le forme-di-vita non remissive aspirano è nella fine dell’oppressione e dello sfruttamento. La miseria materiale ed etica a cui il biopotere costringe milioni di uomini e di donne è la fonte dell’insicurezza che nelle metropoli regna e governa sulle popolazioni. Di contro non bisogna cadere nel tranello del chiedere diritti, cioè più governo e quindi più non-libertà: l’unico diritto comune si crea e si determina attraverso il suo esercizio rivoluzionario. Ogni desiderio, ogni bisogno, ogni necessità che le forme-di-vita nella moltitudine sono in grado di esprimere sono in loro diritto. Così facendo esse depongono il Diritto.

Tesi 8

Senza rottura non vi è alcuna possibilità di portare le linee di fuga oltre quella del comando. A ogni rottura corrisponde una dichiarazione di guerra delle forme-di-vita ribelli all’Impero metropolitano: ricordate Genova 2001. Nella metropoli vige una asimmetria tra biopotere e forme-di-vita, è evidente, ma è esattamente questa asimmetria a poter divenire un’arma fondamentale della guerriglia metropolitana: la forma-di-vita nell’urto con il comando si fa eccedenza e, quando si esprime con forza e potenza, può diventare organizzazione rivoluzionaria della vita comune.

Tesi 9

Nella metropoli è l’articolazione e il concatenamento tra le diverse forze e non la mediazione che spunta le loro intensità a condurre il gioco delle alleanze sovversive. La costruzione e l’effettuazione della rivolta di Rostock, contro il G8 ’07, ha mostrato la potenza di questo “gioco”. Autonomia, come indicazione strategica per la secessione dal biopotere, significa composizione politica metropolitana di tutti i divenire-minore in un divenire-comune, una proliferazione orizzontale di controcondotte dislocate su di un unico piano di consistenza senza che mai si produca una unità trascendentale. Nella metropoli non c’è Soggetto rivoluzionario: c’è un piano di consistenza della sovversione che porta ciascuna singolarità a scegliere la sua parte.

Tesi 10

La parte importante di ogni movimento sociale metropolitano è tutta nell’eccedenza a cui dà luogo. L’eccesso, in ogni sua forma, è l’espressione della verità di una lotta. Ciò che resta di ogni lotta è sempre una verità comune.

Tesi 11

Senza linguaggio condiviso non c’è mai possibilità di condividere una qualsiasi ricchezza. Il comune del linguaggio è costruito solamente nelle e dalle lotte.

Tesi 12

Uno dei più grandi pericoli per le forme-di-vita autonome è indulgere nella separazione tecnica tra la vita e il politico, tra gestione dell’esistente e sovversione, tra merce e uso comune, tra enunciazione e verità materiale, tra etica e attivismo cieco e fine a se stesso. La confusione tra ciò che è comune e ciò che ci tiene nella proprietà, nell’individualismo e nel cinismo va battuta nella pratica, ovvero attraverso un’etica del comune forgiata nel conflitto.

Il personale è biopolitico, la politica è l’impersonale.

Tesi 13

Le architetture metropolitane dell’autonomia sono tutte orizzontali. Esse aderiscono così in ogni loro linea costitutiva alla forma-di-organizzazione e viceversa. Quelle del potere, in ogni sua forma e ovunque esso si presenti, sono tutte verticali ed è così che esse separano le singolarità dal comune. Queste architetture vanno disertate, accerchiate, neutralizzate e, quando è possibile, attaccate e distrutte.

L’unica verticalizzazione possibile dell’autonomia metropolitana sta nello scontro con il dominio.

Tesi 14

La forma-di-organizzazione, nelle attuali condizioni storiche, non può essere altro dalla forma-di-vita. Essa è regolazione non normativa del comune per il comune. Disciplina qui non significa altro che l’organizzazione comune delle indiscipline. La forma-di-organizzazione è il piano di consistenza su cui circolano singolarità e moltitudini, affetti e percetti, strumenti di riproduzione e desideri, bande di amici e artisti indocili, armi e saperi, amori e tristezze: una moltitudine di flussi che entrano in una composizione politica che accresce la potenza di tutti mentre, allo stesso tempo, diminuisce quella dell’avversario.

Orizzontalità proliferante dell’organizzazione nella centralizzazione dell’obiettivo, questa è la disciplina che proponiamo come misura artificiale del processo rivoluzionario in quanto costruzione del partito della sovversione metropolitana.

Tesi 15

Nella metropoli gli individui sono solamente il riflesso corporeo del biopotere, le singolarità invece sono le sole ad essere presenze vive e capaci di divenire. Le singolarità amano e odiano mentre gli individui sono incapaci di vivere queste passioni se non attraverso la mediazione dello spettacolo, in modo che vengano governate e neutralizzate ancor prima di poter arrivare alla presenza. L’individuo è l’unità di base del biopotere, la singolarità è invece l’unità minima da cui ogni pratica di libertà può cominciare. L’individuo è il nemico della singolarità. La singolarità è ciò di quanto più comune possiamo essere.

Tesi 16

E’ giunto il momento di mettere in discussione la categoria di “cittadinanza”, questa eredità di una modernità urbana che non esiste più in nessun luogo. Nella metropoli essere cittadino significa semplicemente rientrare nel computo biopolitico della governamentalità, assecondare la “legalità” di uno Stato, di una Nazione e di una Repubblica che non esistono se non come gangli della repressione organizzata dell’Impero.

La singolarità eccede la cittadinanza. Rivendicare la propria singolarità contro la cittadinanza è lo slogan che, ad esempio, i migranti ogni giorno scrivono con il loro sangue sulle coste del Mediterraneo, nei Centri di Permanenza Temporanea in rivolta, sul muro di metallo che divide Tijuana da San Diego o sulla membrana di carne e cemento che separa le bidonvilles dei rom dalle scintillanti Inner City della vergogna. La cittadinanza è oramai divenuta il premio di fedeltà all’ordine imperiale. La singolarità, appena può, ne fa felicemente a meno. Solo le singolarità possono distruggere i muri, i confini, le membrane e i limiti costruiti dal biopotere come infrastrutture del dominio.

Tesi 17

Così come la rendita capitalistica sfrutta parassitariamente la cooperazione sociale metropolitana, la politica coincide con la rendita parassitaria del governo sulle forme-di-vita della moltitudine: l’estorsione violenta o “democratica” del consenso, l’utilizzo privatamente pubblico del comune, l’esercizio abusivo di una vuota sovranità sulla società, sono i modi in cui la rendita politica nostrana si ingrassa all’ombra dei grattacieli del capitale globale. Nella metropoli solo il politico rimane come possibilità di esercizio del comune e scadenza moltitudinaria per la sua appropriazione. Non bisogna fare mai della politica, se si vuole raggiungere “quel punto a partire dal quale non c’è più ritorno”. La politica è sempre una forma del governo. Il politico, a volte, è rivoluzionario.

Tesi 18

La metropoli biopolitica viene amministrata esclusivamente tramite la governance. I movimenti, le forze autonome e tutti coloro che hanno veramente desiderio di sovvertire lo stato di cose presenti hanno però compreso che quando una lotta comincia non bisogna mai commettere l’errore fatale di andare subito a trattare con essa, sedersi ai suoi “tavoli”, accettare le sue forme di corruzione e diventare così suo ostaggio. Al contrario, è necessario fin da subito imporgli il terreno di scontro, le scadenze e perfino le modalità della lotta. Solo quando il rapporto di forze sarà stato rovesciato a favore dell’autonomia metropolitana sarà possibile trattare la sua resa rimanendo in piedi, ben saldi sulle proprie gambe. La straordinaria insorgenza di Copenaghen dimostra che ciò è possibile, se solo si ha il coraggio di prendere l’iniziativa e perseverare nel proprio essere.

Tesi 19

Nella metropoli è nel momento in cui il lavoro è divenuto superfluo che succede paradossalmente che tutti debbano lavorare sempre, intensivamente, dalla culla alla tomba e forse anche oltre; evidentemente la costrizione al lavoro è sempre più scopertamente un obbligo politico inflitto alle popolazioni perché siano docili e ubbidienti, serialmente produttive di merci e occupate individualmente nella produzione di sé in quanto sudditi imperiali. Rivendichiamo il rifiuto del lavoro e la creazione di altre forme di produzione e riproduzione della vita che non siano costrette sotto il giogo del salario, che non siano definibili nemmeno linguisticamente dal capitale, che inizino e finiscano col e nel comune. Il reddito metropolitano garantito potrà essere un fatto del comune solo quando le pratiche di appropriazione e l’estensione delle autonomie sui territori imporranno massicciamente un nuovo rapporto di forze. Fino a quel momento sarà difficile che esso non sia invece – come ad esempio accade nelle proposte locali e regionali del cosiddetto reddito di cittadinanza – un ulteriore passaggio nella frammentazione del comune e nella gerarchizzazione delle forme-di-vita. Inoltre, come ci hanno insegnato le esperienze autonome degli anni 60 e 70, è solo quando si è capaci effettivamente di mettere le nostre vite stesse in comune, di rischiarle nella lotta, che ha senso una qualsivoglia rivendicazione egalitaria. Non c’è mai stata nella nostra storia una rivendicazione economica che non fosse immediatamente politica: se gli operai dicevano “più salario per tutti” per intendere “più potere per tutti”, oggi “reddito per tutti” vuol dire “potenza condivisa da tutti”.

Come singolarità che hanno scelto di stare dalla parte della sovversione dobbiamo avere il coraggio di costruire e condividere il comune innanzitutto tra di noi. È questo che ci farà potenti.

Tesi 20

Una nuova educazione sentimentale è in corso nelle comuni ribelli, la sua invenzione e la sua sperimentazione microfisica è all’ordine del giorno in ogni vera esperienza rivoluzionaria che oggi lotta contro l’Impero. Non si potrà più parlare di amicizia, di amore, di fratellanza e sorellanza, se non come farsi parte dentro l’avanzare strategico dell’insurrezione contro il biopotere e per il comune. Nel momento stesso in cui un’amicizia viene ad esistere, che un amore diviene una forza del comune o una banda si costituisce per combattere il dominio, il loro nemico compare all’orizzonte. La distruzione della metropoli capitalistica potrà essere solo il frutto di un amore irriducibile, dello sforzo comune di tutte quelle singolarità che saranno insorte con gioia contro i sacerdoti della sofferenza e gli sgherri posti a difesa delle Torri del comando.

Il comunismo che viene sarà generato da quelle forme-di-vita della moltitudine che avranno scelto il partito del comune contro quello del biopotere.

«Preparate dei piani. Tenetevi pronti»

20 Thesen zur Subversion der Metropole

20 Thesis on the Subversion of the Metropolis

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